Non porto modelli da applicare. Le informazioni che contano le ha già lei, insieme a vent’anni di conoscenza del suo settore, della sua azienda e delle sue persone. Quello che manca non è il dato: è una posizione da cui guardarlo.
Il lavoro consiste nel rendere visibili le premesse su cui sta ragionando. Sono le cose che non vengono mai messe in discussione perché non vengono mai formulate: che cosa deve fare un capo, che cosa significa quel silenzio in riunione, che cosa succederebbe davvero se lei si fermasse due settimane.
Quando una premessa diventa visibile smette di essere un vincolo e torna a essere una scelta. Da lì compaiono opzioni che prima non esistevano. Non perché le abbia inventate io: perché erano coperte.
Il percorso individuale
È la forma principale del mio lavoro. Incontri riservati con chi ha la responsabilità finale: imprenditori, amministratori delegati, direttori generali, prime linee con deleghe ampie.
Si lavora su quello che ha davanti in questo momento, non su un programma stabilito in partenza. Una decisione che non si chiude, una persona che non riesce a valutare con lucidità, una situazione che si ripresenta identica da anni, un ruolo che sta cambiando forma. Il materiale del lavoro è la sua giornata, non un modello di leadership.
Il gruppo di direzione
Quando il nodo non è individuale ma sta nel modo in cui un gruppo decide. Consigli che rimandano, comitati che approvano tutto, riunioni in cui le divergenze vere si dicono fuori dalla stanza.
Qui non faccio formazione al team. Lavoro sulle conversazioni reali del gruppo, su come si pongono le domande e su che cosa il gruppo tratta come non discutibile.
I passaggi
Successioni familiari, ingresso di nuovi soci, acquisizioni, uscite. Sono i momenti in cui le mappe di due generazioni, o di due culture aziendali, si incontrano e ciascuna scambia l’altra per ostinazione.
L’accompagnamento può riguardare una sola persona o entrambe le parti, e in questo secondo caso il perimetro va definito con precisione fin dall’inizio, perché la riservatezza cambia natura.
Come si svolge
Il colloquio preliminare
Un’ora, in presenza o in videochiamata, senza costo e senza impegno. Serve a capire il problema come lo vede lei, e a capire se sono la persona giusta. Se non lo sono glielo dico e, quando posso, le indico chi lo è.
Il percorso
Se decidiamo di procedere, il percorso si costruisce sulla sua situazione: non esistono pacchetti predefiniti perché non esistono due ruoli uguali. Al termine del colloquio definiamo quattro cose.
La frequenza, di norma un incontro ogni due o quattro settimane.
La durata, raramente inferiore ai sei mesi: sotto quella soglia si fa manutenzione, non cambiamento.
La modalità, in presenza nella sede che preferisce oppure in videochiamata.
Il compenso, definito sul perimetro concordato.
La riservatezza
Tutto quello che accade negli incontri resta tra noi, senza eccezioni e senza relazioni a terzi.
Quando è l’azienda a proporre il percorso, l’unica cosa condivisa con il committente è la conferma che gli incontri si sono svolti. Contenuti, temi e valutazioni mai. Non è una cortesia: è una condizione di lavoro, perché senza di essa il percorso non funziona e non lo avvio.
Che cosa non è
Non è psicoterapia. Se emerge un tema che richiede un contesto clinico lo dico e indirizzo altrove.
Non è consulenza. Non produco analisi organizzative né piani da implementare.
Non è mentoring. Non le insegno a fare il suo mestiere, che conosce meglio di me.
Il primo passo è una conversazione
Un colloquio di un’ora, riservato, senza costo e senza impegno.

